Tanti adolescenti hanno scelto un percorso di counseling per imparare ad ascoltarsi e per scoprire un modo nuovo di essere creativi, per abbandonare la fissità di schemi limitanti, per trovare modi nuovi di vivere la vita. Degli adolescenti colpisce sempre la grande capacità di provare dolore, la rabbia trattenuta, la vergogna nei confronti di un corpo nuovo e sgraziato ma colpisce anche la potenza della loro volontà e del loro desiderio di vincere la paura di sentirsi inadeguati. Il counseling a scuola con gli adolescenti funziona perché gli adolescenti sono ricettivi, hanno ampie parti vitali con cui è possibile allearsi, sono insofferenti nei confronti delle maschere quindi propensi a liberarsene, sono autentici e hanno bisogno di fidarsi degli adulti.
Spesso sono loro a cercare l’occasione d’incontro ed è proprio per questo che il counseling funziona. Gli adolescenti in fase di allontanamento dai genitori e di ricerca di un’identità autonoma hanno bisogno di sapere che i loro movimenti non sono controllati dagli adulti. L’ascolto empatico da parte di un adulto, è sempre un’esperienza sorprendente per un adolescente, che si stupisce del fatto che un adulto possa dedicargli tempo senza pretendere di saperne di più né di avere tutte le soluzioni giuste. L’esperienza di essere ascoltati senza preconcetti di solito ha un effetto esaltante sui ragazzi, perché risponde al loro bisogno di sentirsi riconosciuti e di avere un valore.
Il motivo che porta i ragazzi al counseling è spesso una crisi vista come un evento negativo da superare al più presto e da cancellare. La crisi è una disgrazia, un accanimento della sfortuna che mette a repentaglio tutto ciò che si ha e che si è e provoca quindi un atteggiamento depressivo che trascina con sé una sensazione di incapacità, di vera e propria inettitudine, di impotenza e un disinvestimento generale che si traduce o in mancanza di interesse per il mondo esterno o in rapporti incentrati sulla verifica del proprio valore. Quindi, per affrontare la crisi in modo costruttivo è necessario suggerire loro un punto di vista propositivo che consideri la situazione come opportunità per imparare qualcosa di nuovo e di utile e per operare nuove scelte.
A volte la crisi è determinata dalla sensazione che nulla ha senso e in effetti, dato il processo di trasformazione che gli adolescenti attraversano, non sorprende che si chiedano quale sia il loro posto nel mondo, che senso abbia la vita. Quando si attraversa un momento di crisi l’organizzazione della personalità diventa instabile, quindi il senso di vulnerabilità e fragilità aumenta perchè crolla la vecchia struttura rassicurante in cui ci si rispecchiava. In questi casi se la situazione esterna non può essere modificata, è però possibile modificare il modo di reagirvi, scegliendo di accettare il dolore e di viverlo in modo costruttivo!
L’autostima degli adolescenti ha una natura aleatoria ed è fortemente condizionata dalla dimensione del successo scolastico. La sensazione di inferiorità e di inadeguatezza rispetto ai compiti scolastici talvolta arriva ad interessare la personalità nel suo complesso, con la conseguente sensazione di non essere approvati, cioè amati, e di non meritarlo neppure. Il conflitto di fondo spesso sta nell’impossibilità di far fronte ad esigenze ideali scollate dalla realtà.
L’obiettivo del counseling, quindi, sta nella possibilità dell’adolescente di valorizzare la propria unicità e di acquisire una migliore consapevolezza di sé, accettando anche quelle parti considerate negative alla luce di condizionamenti sociali, di esperienze precedenti, di aspettative e di idee preconcette.
L’opportunità di acquisire un punto di vista diverso è fondamentale.
Il percorso è quello classico di conoscere, modificare se stessi ed è un iter che richiede una presa di coscienza di sé, cioè delle proprie numerose personalità nascoste allo scopo di integrarle, evitando di cedere di fronte al giudizio del censore interno, e definendo con chiarezza le risorse in possesso e gli obbiettivi realmente praticabili. Il lavoro sulla costruzione dell’autostima richiede di affrontare il censore interno, spesso rappresentato egregiamente da un insegnante o da un genitore, con inevitabili problemi relazionali.
Negli adolescenti si riscontra spesso una notevole difficoltà ad usare la competenza emotiva, a volte si tratta di difficoltà nella semplice coscienza dell’emozione, altre volte non sono in grado di esprimerle oppure non vogliono esprimerle, infine nel peggiore dei casi può accadere che siamo totalmente incoscienti delle emozioni e sensazioni.
Lavorare sull’espressione delle emozioni con l’obiettivo di integrarle significa autorizzarsi a viverle riconoscendone l’importanza, accettare e rivendicare la libertà di viverle, lasciarle risvegliare sul piano emotivo, somatico e mentale attraverso l’ascolto, il contatto, lasciando emergere ricordi e vissuti.
Per gli adolescenti lavorare sulle emozioni è un’impresa davvero ardua, sia perché li costringe a contattare il loro dolore, sia perché devono impegnarsi a vincere notevoli resistenze: senso di inadeguatezza, vergogna, pudore.
E’ fondamentale aiutare gli adolescenti a comprendere il senso del loro stesso processo di crescita come ricerca della propria vera essenza, del proprio Sé.